Osteoporosi: la salute delle ossa in menopausa
Durante la menopausa, il corpo della donna va incontro a dei cambiamenti. Tra questi, si può verificare l’osteopenia, ossia la diminuzione della densità minerale ossea, che aumenta il rischio di osteoporosi. Lo sviluppo della patologia è legato, infatti, alla carenza di estrogeni che insorge in menopausa, poiché questi ormoni svolgono un ruolo fondamentale nel “rimodellamento osseo”, processo funzionale al rinnovo costante delle nostre ossa.
La diminuzione di estrogeni non è tuttavia l’unico fattore. Contribuiscono allo sviluppo di osteoporosi anche una predisposizione genetica, una dieta a basso contenuto di calcio, un ridotto picco di massa ossea, sedentarietà, abuso di farmaci, alcol e fumo.
I sintomi dell’osteoporosi non sono troppo evidenti: la malattia rimane silenziosa finché non si manifesta a seguito di una frattura, di dolore osseo o di perdita di altezza, quest’ultima causata dalla compressione della colonna vertebrale o dalla curvatura della schiena.
Diagnosticare l’osteoporosi: prevenire è meglio
Per diagnosticare la malattia, bisogna ricorrere all’esecuzione di specifiche indagini strumentali, in particolare la mineralometria ossea computerizzata (MOC). Questo test è in grado di misurare i livelli di calcio e minerali all’interno delle ossa, in base ai quali il medico rileverà la densità minerale ossea (BDM). È fortemente consigliato eseguire l’esame in via preventiva, per consentire una diagnosi precoce e un eventuale intervento tempestivo con una terapia idonea.
Come si esegue la MOC?
L’esame è indolore, rapido e non invasivo. Scopriamo insieme al dott. Diego Fedele, tecnico radiologo presso il Centro Salute Argentum Raimondi, i dettagli sulla sua esecuzione e altre curiosità.
“La MOC si esegue mediante la DEXA, tecnica a doppio raggio X, caratterizzata da numerosi vantaggi, tra cui tempi di scansione molto brevi, l’esposizione a una bassa dose di raggi, buona precisione e accuratezza. Durante il test, la paziente è sdraiata su un lettino, al di sotto del quale si trova uno strumento di emissione di raggi X, accoppiato a un braccio mobile al di sopra che contiene il rilevatore dei raggi e che scorre lungo i segmenti scheletrici analizzati” spiega il dott. Fedele.
Con la MOC vengono scansionati sia il femore che la colonna lombare. “Si prendono in considerazione entrambi i siti per varie ragioni: una possibile discordanza tra i due, l’ipotesi di una frattura lombare o femorale, la possibilità di sviluppo di altri fattori, come artrosi e protesi, che limitano il follow up di uno dei due siti.”
Come già menzionato, la MOC misura la BDM, parametro che determina la resistenza ossea e il rischio di frattura. “La BMD viene espressa quantitativamente mediante due parametri, il T-score e lo Z-score. Il primo compara i risultati ottenuti con un adulto sano e giovane di 25-30 anni, mentre il secondo prende in considerazione le persone della stessa età e sesso. Ad esempio, un valore di T-score minore di -2.5 è indice di presenza di osteoporosi, uno Z-score minore di -2,0 indica una densità ossea inferiore a quella attesa per quell’età”.
Importante anche il monitoraggio della paziente, ma con dei tempi precisi. “Il follow up non deve avvenire prima dei 18 mesi, un periodo che si può estendere fino ai 24 mesi per la MOC femorale. Un controllo a un anno di distanza, infatti, non permetterebbe al densitometro di valutare le differenze rispetto al precedente test” conclude il dott. Fedele.








